Il Carabiniere nella storia italiana

Il Carabiniere nella storia italianaSINTESI
Se si vuole comprendere il modo di esprimersi del Carabiniere nella sua quotidianità passata e presente, bisogna collocarlo nello spirito del popolo nelle diverse situazioni socio-politico-militari. Inquadrare la storia dell’Arma in quella della Nazione può contribuire a comprendere lo Spirito dell’Istituzione e i suoi comportamenti in ogni circostanza, dentro e fuori dall’Italia. L’Arma nasce il 14 luglio 1814 nello Stato Sardo che, insieme al resto d’Europa, stava vivendo il suo periodo più turbolento che seguiva quello della Rivoluzione francese, del giacobinismo e di Napoleone.
È possibile affermare che è stato il Carabiniere a prendere per mano gli italiani nel momento in cui diventavano tali, sottolineando il loro nuovo essere di cittadini. Una figura quindi, che si identifica con lo Stato-Nazione, dedita alla protezione della popolazione, in pace e in guerra, braccio armato della legge ma anche soldato per l’impiego nel combattimento. Una figura unica, che viene da lontano e che un saggio Regolamento, con caratteri decisamente religiosi e austeri, eleva a “esempio di vita”.

PREFAZIONE
Mai avrei immaginato, io che Carabiniere sono stato e non ho smesso di esserlo, di dover presentare, un giorno, un libro così ricco e intenso come questo, dedicato alla figura del Carabiniere nella storia del nostro Paese. Quando mi è stato chiesto ne sono stato onorato ed ho accettato di buon grado, promettendo a me stesso che sarei stato imparziale e che non mi sarei lasciato condizionare in alcun modo dai non lontani trascorsi personali come ufficiale dell’Arma nel contesto di una città di grandi fermenti culturali e stimoli creativi, ma con rilevanti sacche di disagio sociale, criminalità comune ed organizzata come Bari o in realtà di grande fascino sul piano naturalistico ed ambientale dove, più che altrove, oggi come ieri, si misura fino in fondo la paura ma anche la voglia di legalità e di crescita civile della Calabria: la Locride.
Alle prese con queste, modestissime note, mi rendo conto di essere in difficoltà e che forse il servigio migliore che posso rendere all’ultima «fatica» di Arnaldo Grilli e Antonio Picci è di scrivere ciò che le loro pagine hanno rinnovato nel mio intimo. Come si fa a non sentirsi coinvolto in qualcosa che ti appartiene e che ti ha forgiato sul piano etico fino a farti sentire orgoglioso d’essere italiano e un ramoscello di quella robusta quercia secolare che è stata e sarà sempre l’Arma dei Carabinieri?
Così libero i miei pensieri, ricordando che la mia scelta maturò consapevolmente, scorrendo libri ed immagini sulle Fiamme d’Argento. Da allora ad oggi mi è cara l’immagine che dell’Arma diede Gabriele D’Annunzio nell’orazione dedicata al capitano Vittorio Bellipanni, comandante i Carabinieri della 45^ Divisione, caduto eroicamente sul campo nella prima, grande tragedia del Novecento: la guerra 1915-1918. Il poeta dello storico volo su Vienna e della memorabile impresa di Fiume definì l’Arma dei Carabinieri come quella «della fedeltà immobile e dell’abnegazione silenziosa; l’Arma che, nel folto della battaglia e di qua della battaglia, nelle trincee e nelle strade, nelle città distrutte e nei camminamenti sconvolti, nel rischio repentino e nel pericolo durevole, dà ogni giorno eguali prove di valore, tanto più gloriose, quanto più avara le è la gloria».
Era di questa “pasta” Salvo D’Acquisto, che offrì il petto alla rappresaglia tedesca pur di salvare la vita a venticinque padri di famiglia (Torre di Palidoro, 1943); era di questa “pasta” Angelo Di Tano che, pur ferito, non abbandonò il posto di combattimento e continuò a sparare tutto il giorno in cui cadde per impedire lo sfondamento della linea difensiva di Guri i Capit (Albania, 1940) e che, oggi, non è più l’anonimo eroe della nostra terra per avere la Provincia dedicato alla sua figura e al suo gesto una stele artistica in bronzo e l’intitolazione della caserma dei Carabinieri del paese natìo (SS.Cosma e Damiano); erano di questa “pasta” le fiamme d’argento cadute a Nassirija (Iraq, 2003). Furono e sono di questa “pasta” i Carabinieri prima di loro e quelli di oggi: tutti uguali per la loro devozione al dovere e per la fedeltà alle Istituzioni, per la loro cieca obbedienza e per il senso della disciplina, eppure straordinariamente umani e presenti accanto al cittadino nel tutelarne il diritto alla libertà e alla sicurezza.
Ecco perché la storia dell’Arma percorre e permea la storia d’Italia dal lontano 1814 ad oggi, accompagnando in ogni momento - senza mai essere “parte” - la formazione e l’evoluzione dello Stato nel rispetto dei valori di una tradizione austera fin dai tempi della fondazione.
Tutto questo si comprenderà meglio dalle pagine di questo libro che vorrei fossero soprattutto i giovani a leggere, perché a loro è stato dato forse troppo di materiale, ben poco di etico. “Obbedimmo”, è scolpito nel sacrario del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri. Obbediranno ancora, ne sono sicuro. Sempre, dovunque, comunque. Silenziosamente fieri, con l’Italia nella testa e nel cuore.

Armando Cusani
Presidente della Provincia di Latina