Agente speciale eroe senza medaglia
SINTESIQuesto libro narra (con particolari inediti) la storia, rimasta segreta per oltre sessant’anni, del maresciallo di fanteria Domenico Di Fonzo: reclutato dai servizi di informazione anglo-americani dopo l’8 settembre 1943, impiegato in missioni speciali in territorio nazionale occu¬pato dal nemico, catturato dopo molte imprese dalla Gestapo e ucciso a sangue freddo in Alto Adige la mattina del 12 settembre 1944 insieme ad altri ventidue prigionieri.
Essa sarebbe caduta nell’oblio – ha scritto nella presentazione il presidente della Provincia di Latina – se la passione per la storia patria, la sensibilità ed il piglio civile di uno scrittore come Aldo Lisetti non avessero tratto dall’occasionale incontro con Mariuccia, l’ultimogenita del Di Fonzo, all’ombra dell’Olmo, secolare testimone e custode delle vicende di Campodimele e dei suoi abitanti, lo spunto per una ricerca profonda e meticolosa, così saldando, almeno in parte, un debito dello Stato verso un uomo che allo Stato e al suo futuro, fuor di retorica, offrì quanto di più prezioso potesse avere dopo i figli: la sua stessa vita.
Ancora più singolare è che detta storia sia stata scritta da un generale dei carabinieri, professionista dell’Intelligence, che nei servizi segreti ha ricoperto a lungo incarichi di vertice, prima di essere eletto, per arcano destino, sindaco del paese nativo del nostro eroe senza medaglia.
IL SEME DELLA PACE
La storia di Domenico Di Fonzo è la storia semplice ed edificante di un uomo e di un soldato esemplare, che andò incontro ad un tragico destino senza arretrare di un passo. Altruista, fortemente legato ai valori della famiglia e del Paese, egli affrontò il plotone d’esecuzione in una tiepida alba del settembre 1944 insieme ad altri ventidue militari, mentre i tedeschi affidavano alla Linea Gotica le ultime chances di contenere l’avanzata degli Alleati.
Posso immaginare gli ultimi pensieri di questo maresciallo del Regio Esercito, addetto al reclusorio militare di Pizzighettone che, a 18 anni, intraprese la carriera militare per il bisogno di una vita diversa e stimolante che una comunità di millequattrocento abitanti come Campodimele non era in grado di offrire né a lui, né ad altri giovani che condivisero la stessa scelta di indossare una divisa: la moglie Angela, i figli Giuseppina, Alessandro e Maria, rispettivamente di otto, sei e quattro anni.
Probabilmente, di Domenico Di Fonzo come degli altri, uccisi a sangue freddo la mattina del 12 settembre 1944 e gettati in una fossa comune, non sarebbe rimasto neanche il nome se, presagendo il peggio, la cristiana pietà di Don Carlo Signorato, parroco della Chiesa dei SS.Apostoli di Verona, non ne avesse preso debita nota. Con altrettanta certezza, la storia del sottufficiale mai sarebbe divenuta tale se la passione per la storia patria, la sensibilità ed il piglio civile di uno scrittore come Aldo Lisetti non avessero tratto dall’occasionale incontro con Mariuccia, l’ultimogenita di Di Fonzo, all’ombra dell’Olmo, secolare testimone e custode delle vicende di Campodimele e dei suoi abitanti, lo spunto per una ricerca profonda e meticolosa, così saldando, almeno in parte, un debito dello Stato verso un uomo che allo Stato e al suo futuro, fuor di retorica, offrì quanto di più prezioso potesse avere dopo i figli: la sua stessa vita.
“Egli è morto da prode…”, scrisse in una lettera di condoglianze alla vedova Di Fonzo la Commissione militare alleata. In effetti, la scelta del sottufficiale di far parte di un gruppo di incursori sotto il comando anglo-americano all’indomani della tragedia dell’8 settembre 1943 pone in luce un tratto importante della sua personalità: il coraggio e la consapevolezza che, in caso di cattura, non ci sarebbe stata via d’uscita, ma la tortura prima, l’esecuzione poi. Così accadde alla fine di una missione disperata.
Domenico Di Fonzo tenne duro fino alla fine nei violenti interrogatori dei suoi aguzzini e non tradì. Ma, nonostante le gesta e il contegno anche dinanzi alla morte, Di Fonzo, al contrario di altri militari uccisi il 12settembre 1944, non ha avuto nemmeno una medaglia al valore. Nessuno la chiese per lui e il tentativo postumo di Aldo Lisetti di porre in essere la procedura per il conferimento dell’onorificenza, si è dovuto arrendere dinanzi a termini scaduti e restrizioni normative incomprensibili. Non è giusto, ma accade anche questo.
Onorificenza a parte, è questo libro il giusto, nobile riconoscimento al valore di Domenico Di Fonzo perché, attraverso le pagine della sapiente e certosina ricostruzione effettuata da Aldo Lisetti, la sua figura , la sua storia vengono consegnate alla Memoria di ciascuno che le leggerà e saprà trasmetterne il messaggio ad altri. E mi auguro che i lettori di questo pregevole lavoro siano soprattutto giovani, perché, più di altri, essi hanno bisogno di esempi di vita in grado di modellarne carattere e formazione, di mutuarne impegno e dedizione alla causa della Pace, della Democrazia e dell’Uguaglianza tra gli uomini.
Nel suo amore, immenso e totale per Campodimele, paese del quale è Sindaco e al quale, con la famiglia e l’Arma dei Carabinieri, ha dedicato ogni sua energia, Aldo Lisetti ha lasciato, con questo volume, una testimonianza importante per la storia del borgo aurunco, ma soprattutto per le nuove generazioni . E per noi, che della Memoria abbiamo fatto un viatico per rendere migliore, con noi stessi, il presente e debellare dal futuro lo spauracchio della guerra e dell’odio. Perché proprio la storia è il seme della Pace.
Armando Cusani
Presidente della Provincia


























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